21 dicembre 2017

La Scarabattola, in equilibrio tra arte, cultura e letteratura

di Domenico Marcella

Intervista a Raffaele Scuotto

Hanno scelto di non seguire le canoniche e ingessate traiettorie stilistiche di San Gregorio Armeno. Rivoluzionari i fratelli Scuotto lo sono stati fin dall’inizio, quando nel 1996 decisero aprire, in via dei Tribunali, a due passi dalla via napoletana delle botteghe dei manufatti presepiali, La Scarabattola, un laboratorio artistico con galleria d’arte annessa, dal nome che evoca la più diffusa edicola partenopea realizzata in legno e vetro, destinata a custodire icone sacre. Senza regole e convenzioni, ma con un guizzo di sana irriverenza, questi artisti si raccontano attraverso le parole di Raffaele che intrattiene le relazioni con il pubblico e la stampa: ?Qui ognuno di noi ha un remo in mano; i miei fratelli Emanuele e Salvatore modellano e scolpiscono le figure, le nostre mogli si occupano della pittura e le nostre sorelle realizzano i costumi?. Artisti di prima generazione – senza aver ereditato l’attività dal padre o dal nonno, come spesso avviene a San Gregorio Armeno – gli Scuotto si esprimono umanizzando i contesti sacri per raccontare una società pervasa dai peccati, dalla misericordia e dalle prevaricazioni.

 

Raffaele, se dovesse in breve dare una definizione del lavoro di famiglia?

Un mondo contorto, indubbiamente.

 

Una scelta insolita

Molto. Abbiamo capito che il manierismo ottocentesco veniva spesso confuso con il Settecento napoletano. Nella visione collettiva, San Gregorio Armeno appare come una fucina di scuola settecentesca; la riproduzione, se pur figlia di un bellissimo processo artigiano, non corrisponde allo spirito di quell’epoca. Noi ci siamo approcciati al mondo presepiale senza subire i condizionamenti delle griglie classiche. Siamo entrati a gamba tesa, è vero, in un mondo affascinante ma con dei vuoti da colmare.

 

E per l’occasione cosa avete creato?

Una serie di personaggi un po’ alternativi che hanno dirottato l’attenzione dal modello classico a quello più umano e contemporaneo. Le persone si aspettano uno scenario con determinate connotazioni simboliche, ma il presepe è uno straordinario documento di comunicazione orizzontale che rivela grandi verità.  Non si può omettere, per esempio, che il mondo è pervaso dal demone, presente in ogni luogo e in ogni contesto. Anche in quelli più sacri.

 

Dunque, oltre ai diavoli?

Nell’operazione Mondo Sospeso abbiamo introdotto tutto quello che secondo noi doveva avere diritto di asilo nel presepe per essere in un certo senso denunciato; la Zumpata (il duello rusticano al coltello) simboleggia la prevaricazione sociale della malavita che in fondo è sempre esistita. Ma siamo andati anche oltre, accendendo un faro sul dramma dei migranti, le schiavitù moderne come la tratta maledetta degli esseri umani, e lo sfruttamento della prostituzione minorile.

 

Il vostro rivoluzionario intuito creativo ha sedotto anche il maestro Roberto De Simone

Grande appassionato di presepe popolare, il maestro De Simone ci ha messo a disposizione un patrimonio di conoscenza, tra cui dei nastri rarissimi degli anni Settanta contenenti racconti di persone anziane, da lui usati per la stesura dell’ormai rarissimo volume Il presepe popolare napoletano (Einaudi Saggi 1996).  Abbiamo così scelto di andare oltre, realizzando dieci statuine con le sembianze dei personaggi della tradizione natalizia e favolistica partenopea come la Zingara – personaggio profetico legato alle Sibille, ma anche presagio della Passione di Cristo – il Lupo Mannaro, Principessa Cicinelli e tanti altri ancora. Dall’eccellente collaborazione è nata una mostra ospitata nel 2008 nei saloni della Reggia di Caserta.

 

Fra i personaggi realizzati, custodi di credenze, superstizioni e leggende, vi è proprio la Principessa Cicinelli. Chi entra nella sala espositiva de La Scarabattola rimane estasiato dalla sua inquietante bellezza scenica

Mafalda Cicinelli all’interno del presepe rappresenta il ponte dell’amore tra la vita e la morte. Qualche mese fa abbiamo trovato a Napoli, proprio nei pressi del nostro laboratorio, tracce del vissuto dei Cicinelli, una famiglia nobile che pare abbia abitato nel Trecento a Palazzo dell’Imperatore di Costantinopoli, oggi sede degli archivi angioini. La leggenda narra di questa donna obbligata all’abito monacale che, impossibilitata a ribellarsi, ha mantenuto la tresca d’amore fino a quando il padre, poco prima della mezzanotte della notte di Natale, le ha fatto trovare il capo decapitato dell’amante. Dopo aver preso la testa dell’uomo tra le braccia, Mafalda ha afferrato l’arma del delitto e si è uccisa sotto il ponte di San Severino, prima di raggiungere il suo amato nel regno dei morti.

 

Ci racconta un altro personaggio che considera interessante?

La Cardalana è indubbiamente una delle protagoniste più straordinarie del presepe. è una donna che ha cardato la lana per tutta la sua vita, eliminando la parte sporca e impura. Dopo aver appreso della nascita di Cristo, ha usato la lana più pulita e più soffice, quasi fosse la parte migliore della sua esistenza, per confezionare un abito per il Bambino. La donna muore dopo aver consegnato il suo dono. Questa figura, tra l’altro molto apprezzata da De Simone, è il simbolo della vita che si rinnova.

 

Nella storia de La Scarabattola, anche un omaggio a due maestri dell’arte

A Napoli operiamo in via dei Tribunali, a due passi dal Pio Monte della Misericordia che ospita Le opere della Misericordia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipinto tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607. Chiamati a realizzare un presepe presso la Shrine Church of the Most Precious Blood di New York, abbiamo scelto di ispirarci non soltanto al capolavoro di Caravaggio, ma anche a Il ritorno del figliuol prodigo di Rembrandt. La scelta di queste due opere da noi riprodotte rimarcava proprio il tema della misericordia. Ricorriamo all’arte perché si è sempre occupata dell’aspetto più critico della società. Il presepe, al di là, delle simbologie allegoriche deve uscire dai canoni classici e assumere sembianze un po’ più moderne.

 

Così facendo si smetterà di considerarla un’arte minore?

Lo spero. Luce Beatrice nell’introduzione a un nostro volume ha scritto che avevamo rotto gli argini tra l’arte e l’artigianato. Il presepe, così come l’arte, ha il compito di stimolare un pensiero. Gli appassionati scelgono, attraverso l’allestimento del proprio presepe, la storia che più desiderano raccontare.

 

Avete già abbondantemente contaminato in maniera esemplare l’arte presepiale. Continuerete a farlo?

Sì, assolutamente. Proprio in questi giorni in laboratorio ci siamo interrogando su alcune cose intriganti e rivoluzionarie da realizzare. Però, essendo napoletani, e dunque scaramantici, preferiamo non parlare mai troppo in anticipo. Sicuramente cercheremo di migliorarci, di non restare fermi, e di restare fedeli all’arte e alla letteratura, con la testa e con le mani. 


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